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Damnatio memoriae. Appello per Nero (J. Dreydemy)


Nerone si tramandò ai posteri come un tiranno crudele e sanguinario. Jean Dreydemy nel suo romanzo Damnatio memoriae. Appello per Nerone, porta così la sua pietra all'edificio offrendo una visione moderna per riabilitare l'imperatore romano. Ma fino a che punto possiamo spingerci nella riabilitazione?


La vita di Nerone

La premessa di partenza del libro sembra essere la più lodevole. Nerone cadde vittima del damnatio memoriae, in altre parole dell'organizzazione materiale della sua dimenticanza. Jean Dreydemy si interroga quindi nel preambolo sulla manipolazione della storia. Gli storici romani, Tacito e Svetonio in testa, presentavano infatti il ​​personaggio di Nerone come un pazzo perverso e sanguinario, un'immagine che non mancò di essere amplificata dai cristiani perseguitati. Dalla sua nascita alla sua morte, Jean Dreydemy dipinge un interessante ritratto dell'Imperatore. Con una penna fluida e immersiva, l'autore cerca così di riabilitarlo, affrontando fatti che spesso vengono trascurati. Insiste in particolare sull'artista e poeta Nerone. Appassionato di teatro, in particolare della tragedia greca, era anche un suonatore di cetra e particolarmente apprezzato per la partecipazione alle corse delle bighe. L'Imperatore è presentato come un uomo vicino al popolo, che cerca di raccogliere applausi durante le sue esibizioni artistiche. Promotore di grandi progetti architettonici come la Golden House (domus aurea) portando un nuovo estetismo, appassionato amante dell'antica Grecia dove ha organizzato i giochi olimpici durante un grande viaggio nel Mediterraneo, Nerone appare come un uomo sensibile e fragile che diventa accattivante. In quanto tale il romanzo riesce perfettamente a darci una nuova visione di Nerone, resta però da vedere se questa visione è corretta?

Quale riabilitazione per Néron?

La domanda è, infatti, fino a che punto possiamo spingere la riabilitazione dell'imperatore romano? Perché non è solo una sfumatura della personalità e delle azioni di Nerone che introduce nel suo libro Jean Dreydemy. A volte è un vero e proprio capovolgimento di vista far passare il crudele e sanguinario tiranno per un paladino del pacifismo, sano e innocente dei tanti complotti e omicidi a lui attribuiti. Eppure è innegabile che Nerone fosse un manipolatore - certamente nel lignaggio del suo entourage - avendo orchestrato una serie di omicidi. Non ci sono dubbi anche sulla degenerazione evolutiva della sua psiche. La sua follia spesso omicida e la paura paranoica della cospirazione difficilmente possono essere messe in dubbio. La visione di Jean Dreydemy è quindi una visione da prendere con il senno di poi e che deve essere qualificata, ma dopotutto non siamo in una storia romanzata?

Jean Dreydemy, Damnatio memoriae. Plea pour Néron, Society of Writers, Parigi, 2011.


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