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Il crepuscolo degli imperatori (FD. Liechtenstein)


Il crepuscolo degli imperatori ci offre uno sguardo agli ultimi anni di tre grandi monarchie che hanno segnato la storia europea. Ripercorrendo i destini paralleli di tre imperatori (principalmente Franz Joseph I, Nicholas ii e William II), storico ed esperto di Russia Francine-Dominique Liechtenstein evoca semplicemente la fine di un mondo le cui conseguenze si fanno ancora sentire.


Contenuto e struttura del libro

L'autore dispiega qui il suo pensiero secondo un piano sia cronologico che tematico, suddiviso in 9 capitoli, ma sistematicamente tenendo come filo conduttore i destini paralleli degli ultimi imperatori di Germania, Austria-Ungheria e Russia.

Un filo conduttore che inizia con una scoperta ovvia e con profonde implicazioni, questi tre imperi affrontano insidie ​​simili. Edifici istituzionali autoritari, sono contrassegnati dall'inadeguatezza dei loro monarchi a cambiamenti sociali e politici radicali.

Così l'impero asburgico (d'Austria, poi d'Austria-Ungheria) su cui regnerà Francesco Giuseppe dal 1848 al 1916 deve affrontare grandi sfide. L'inizio del regno dell'imperatore è un simbolo di questo in ogni modo. Il 1848 vede molteplici rivoluzioni e rivolte (inizialmente parti dell'Italia settentrionale) scuotere l'Impero. Ci sono rivendicazioni politiche liberali miste, così come le prime manifestazioni di un movimento operaio e soprattutto la volontà di emancipazione di varie nazionalità dal controllo di Vienna. Feroce sostenitore della reazione, Francesco Giuseppe sostituisce sul trono lo zio Ferdinando I, dopo che quest'ultimo, epilettico e alquanto limitato, si è rivelato incapace di arginare la marea rivoluzionaria.

Per tutta la vita François-Joseph dovrà tener conto delle conseguenze delle rivolte del 1848. Il suo impero multinazionale si dimostrerà sempre più incapace di gestire le proprie contraddizioni. Il suo imperatore, poco preparato a regnare, incarnava tuttavia tutto lo sfarzo e il potere, spesso illusori.

In tutto questo non è diverso dai due cugini Nicola II di Russia e Guglielmo II di Germania. Entrambi i nipoti della regina Victoria (l'altro simbolo dell'Europa monarchica con François-Joseph), molto segnati dalla loro ascendenza inglese (i due cugini che si apprezzano parlano in particolare in inglese) dovranno entrambi fare i conti con un contesto politico e sociale sfavorevole alla tradizione autocratica che incarnano. In Germania, William dovette affrontare un'urbanizzazione e un'industrializzazione estremamente rapide, che favorirono l'ascesa di un potente movimento socialista. Particolarmente conservatore, apprezza a malapena questo sviluppo, che cerca di contrastare al meglio con una politica estera fiammeggiante e bellicosa, che dovrebbe unire il popolo tedesco dietro la monarchia.

Nicolas, nel frattempo, eredita un impero russo davvero gigantesco e una crescita economica fulminea (penseremo in particolare allo sviluppo dell'industria, spinta dai capitali stranieri e dai nostri famosi " prestiti russi ") Ma afflitto dalla corruzione di un'amministrazione gonfiata di fronte a proteste molto violente. Trovano espressione nella sanguinosa rivoluzione del 1905, seguita alla sconfitta subita dai giapponesi. In molti modi, quest'anno 1905 annuncia la catastrofe che spazzerà via i tre imperi che strutturano l'Europa centrale e orientale. Una guerra industriale, contrassegnata dal sigillo della tecnologia, estremamente costosa in termini di uomini, unita a disordini politici e sociali, dove si mescolano aspirazioni democratiche e sete di giustizia sociale.

Ma il fatto è che finché François-Joseph come Nicolas o Guillaume, sono difficilmente armati intellettualmente o psichicamente per affrontare tali prove. Tutti e tre sono stati allevati nel culto dell'esercito e dell'ordine, che difficilmente li incoraggia a scendere a compromessi. Inoltre, tutti e tre divennero imperatori a seguito di una sfortunata combinazione di circostanze. Come specificato sopra, François Joseph succede a suo zio, in pieno fermento rivoluzionario. Questo ragazzo di 18 anni a cui piace fare il soldato, non avrà altra reazione che scoppiare in lacrime tra le braccia della madre dopo il passaggio di consegne. François-Jospeh regnerà per dovere, mai per gusto. Sarà lo stesso per Nicolas II. Un bambino timido, anche molto vicino alla madre, fu educato come l'imperatore austriaco, nel modo più duro e nel culto dell'esercito e dell'ordine. Schiacciato dalla personalità di suo padre, Alessandro III, un colosso la cui salute è nota per essere di ferro, non si aspetta di salire al trono per lunghissimi anni. All'età di 26 anni, successe ad Alessandro III, che morì di malattia renale incurabile. Anche la sua prima reazione alla sua incoronazione sarà quella di scoppiare in lacrime.

Quanto a Guillaume, la cui personalità sarà sempre segnata dal complesso generato dalla sua infermità (è disabile al braccio sinistro), è influenzato anche dalla madre, ma in negativo. Un bambino irrequieto o addirittura ribelle, si oppone drasticamente ai valori liberali che lei sostiene e si rifugia in amicizie virili e canaglie all'interno dei circoli militari che ammira così tanto. A 29 anni succede al padre Federico III, colpito da un cancro dopo soli 99 giorni di regno. A questo imperatore riformatore rinomato e geniale, succede un gioco dell'uomo egocentrico e stravagante la cui mancanza di serietà costituisce un grave handicap nella gestione degli affari del 1tempo Potenza industriale europea.

Questa rapida presentazione della dimostrazione che sta alla base della riflessione di Francine-Dominique Liechtenhan rende facile identificare il resto dell'opera che vede la parallela rievocazione delle sorti di questi tre imperatori che talvolta intraprendono il cammino del primo loro malgrado. conflitto mondiale. Questa è anche l'occasione per l'autore di rievocare le dinamiche geopolitiche dell'epoca, ma anche il ruolo a volte primordiale (e non sempre positivo) svolto dalle mogli dei tre imperatori (siano esse le celebri Elisabeth di Wittelsbach conosciuto come "Sissi" e soprattutto Alix dall'Assia che divenne Darmstadt Alexandra Feodorovna, Imperatrice di Russia).

Gli ultimi capitoli del Crepuscolo degli Imperatori, vedono l'evocazione della distruzione dei tre imperi, spazzati via tanto dalle sconfitte militari quanto dalle rivoluzioni che i loro monarchi (che a volte incoraggiarono, si pensi al ruolo di Guglielmo II nel sostegno Agli Bolscevichi) si dimostrerà incapace di arginare. Naturalmente, il posto d'onore sarà dato al destino particolarmente tragico della dinastia imperiale russa, assassinata dai Tcheka a Ekaterinburg.

La nostra opinione

Presentato in modo molto elegante e impreziosito da una ricchissima iconografia che permette di scoprire gli imperatori sia da una prospettiva privata che pubblica, questo libro è di piacevole lettura. Francine-Dominique Liechtenstein riesce nell'impresa di presentare in modo chiaro e sintetico la situazione dei tre grandi imperi centrali nel periodo dal 1848 al 1918, senza mai perdere di vista il suo filo conduttore.

E il fatto è che questo (il parallelismo tra i tre imperatori e la loro inadeguatezza a contesti socio-politici travagliati) è brillantemente sviluppato. L'autore non si accontenta di tornare a fatti già approfonditi, ma introduce pensieri (purtroppo non sempre sufficientemente sviluppati per i nostri gusti) che sono tutti personali. Apprezzeremo quindi particolarmente l'evocazione di Elisabeth de Wittelsbach, lontana dalla Sissi incarnata da Romy Schneider. La "selvaggia" bavarese per il suo appoggio spesso sconsiderato al nazionalismo ungherese, avrà certamente contribuito al declino dell'autorità imperiale viennese assumendo la visione opposta della politica del marito. L'autore ha anche cura di relativizzare la responsabilità di Guglielmo II allo scoppio della prima guerra mondiale. Se dà carta bianca a Vienna per risolvere la questione serba, non prevede un confronto europeo generalizzato. La sua corrispondenza privata con il cugino Nicola II dimostra persino un sincero desiderio di salvare il suo paese dalla guerra con la Russia. Lo Zar, imprigionato nel suo ruolo di autocrate e protettore degli slavi ortodossi, non poteva però sfuggirgli.

Infine Francine-Dominique Liecthenhan solleva nelle ultime pagine di quest'opera le questioni molto più contemporanee della ripresa religiosa e politica della caduta degli Asburgo e dei Romanov. Che si tratti della canonizzazione come martiri di Nicola II e della sua famiglia sullo sfondo della strumentalizzazione del nazionalismo russo da parte delle autorità di Mosca o della beatificazione della coppia imperiale asburgica (Carlo e Zita) da parte della Chiesa cattolica.

Infine, Il crepuscolo degli imperatori costituisce una lettura arricchente e piacevole che ha il merito di evocare un'Europa monarchica, brillante e in declino, la cui caduta avrà segnato profondamente il nostro continente e la cui memoria è ancora molto presente.

F-D LIECHTENHAN, Il crepuscolo degli imperatori, La fine delle grandi dinastie europee, Edizioni Ouest-France, 2012.


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